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SPERIAMO

In: Diario

27 lug 2009

Stamattina sono andata a consegnare la domanda per il servizio civile….SPERIAMO vada tutto bene. Tengo le dita incrociate.

onion-head-37

Un populu
mittitilu a catina
spughiatilu
attuppatici a vucca
è ancora libiru.
Livatici u travagghiu
u passaportu
a tavula unnu mancia
u lettu unnu dormi,
è ancora riccu.
Un populu
diventa poviru e servu
quannu ci arrubbanu a lingua
addutata di patri:
è persu pi sempri.
Diventa poviru e servu
quannu i paroli non figghianu paroli
e si mancianu tra d’iddi.
Mi nn’addugnu ora,
mentri accordu la chitarra du dialettu
ca perdi na corda lu jornu.
Mentre arripezzu
a tila camuluta
ca tissiru i nostri avi
cu lana di pecuri siciliani.
E sugnu poviru:
haiu i dinari
e non li pozzu spènniri;
i giuelli
e non li pozzu rigalari;
u cantu
nta gaggia
cu l’ali tagghiati.
Un poviru
c’addatta nte minni strippi
da matri putativa,
chi u chiama figghiu
pi nciuria.
Nuàtri l’avevamu a matri,
nni l’arrubbaru;
aveva i minni a funtana di latti
e ci vìppiru tutti,
ora ci sputanu.
Nni ristò a vuci d’idda,
a cadenza,
a nota vascia
du sonu e du lamentu:
chissi non nni ponnu rubari.
Non nni ponnu rubari,
ma ristamu poviri
e orfani u stissu.
Ignazio Buttitta


It’s rainin’ but there ain’t a cloud in the sky
Must of been a tear from your eye
Everything’ll be okay
Funny, thought I felt a sweet summer breeze
Must of been you sighin’ so deep
Don’t worry we’re gonna find a way

I’m waitin’, waitin’ on a sunny day
Gonna chase the clouds away
Waitin’on a sunny day

Without you, I’m workin’ with the rain fallin’ down I’m half a party in a one dog town
I need you to chase these blues away
Without you, I’m a drummer girl that can’t keep a beat
An ice cream truck on a deserted street
I hope that you’re coming to stay

I’m waitin’, waitin’ on a sunny day
Gonna chase the clouds away
Waitin’on a sunny day

Hard times, baby well they come to us all
Sure as the tickin’ of the clock on the wall
Sure as the turnin’ of the night into day
Your smile girl, brings the mornin’ light to my eyes
Lifts away the blues when I rise
I hope that you’re coming to stay

I’m waitin’, waitin’ on a sunny day
Gonna chase the clouds away
Waitin’on a sunny day

ASPETTANDO UNA GIORNATA DI SOLE

Sta piovendo ma non c’è una nuvola in cielo
Deve essere una lacrima dai tuoi occhi
Tutto sarà ok
Divertente, credevo di sentire una dolce brezza estiva
ma deve essere il tuo sospiro così profondo

Sto aspettando, aspettando una giornata di sole
Bisogna cacciare via le nuvole
Aspettando una giornata di sole

Senza di te, lavoro con la pioggia che cade
Sono la metà di una parte in una città di cani
Ho bisogno di te per cacciare via questa tristezza
Senza di te, sono una batterista che non può battere un colpo
Un camion di gelati in una strada deserta
Spero che tu stia venendo per restare

Sto aspettando, aspettando una giornata di sole
Bisogna cacciare via le nuvole
Aspettando una giornata di sole

Tempi duri, bambina stanno arrivando per tutti noi
Sicuro come il battito dell’orologio sul muro
Sicuro come il volgere della notte nel giorno
Il tuo sorriso ragazza, porta la luce del mattino ai miei occhi
Scaccia la tristezza quando mi alzo
Spero che tu stia venendo per restare

Sto aspettando, aspettando una giornata di sole
Bisogna cacciare via le nuvole
Aspettando una giornata di sole

Penso che la gente debba sapere che noi dei Clash siamo anti-fascisti, contro la violenza, siamo anti-razzisti e per la creatività. Noi siamo contro l’ignoranza.

Joe Strummer

Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi suonare. Loro sono 88, tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu, ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verita’, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita… Se quella tastiera è infinita, allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio. Cristo, ma le vedevi le strade? Anche solo le strade. Ce n’è a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire. Tutto quel mondo, quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’è. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormita’, solo a pensarla?

Alessandro Baricco – Novecento

Sono passati quasi diciassette anni dalla strage di via D’Amelio a Palermo in cui furono uccisi Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Walter Eddie Cosina.  Nonostante la magistratura e le forze dell’ordine abbiano individuato e perseguito numerosi mandanti ed esecutori della strage, rimangono pesanti zone d’ombra sulle entità esterne all’organizzazione criminale Cosa Nostra che con questa hanno deliberato e realizzato la strage stessa.
Per il 19 luglio di quest’anno, sarà una domenica, come 17 anni fa, insieme alle redazioni di www.19luglio1992.com e di ANTIMAFIADuemila e a tanti altri amici e compagni di lotta stiamo organizzando, al posto delle solite commemorazioni, una manifestazione popolare articolata in una serie di iniziative con lo scopo di chiedere che sia fatta giustizia e di sostenere tutti i Servitori dello Stato che nel corso di questi anni hanno sempre dato il meglio di se’ affinche questo diritto di tutti noi fosse tradotto in fatti.
Vogliamo così quest’anno evitare  che, come più volte è successo nel passato, delle persone che spesso indegnamente occupano le nostre Istituzioni arrivino in via D’Amelio a fingere cordoglio ed assicurarsi così che Paolo sia veramente morto. Vogliamo impedire che si celebrino riti di morte per chi, come Paolo Borsellino e i suoi ragazzi, sono oggi più vivi che mai.
Se lo faranno grideremo loro di andare a mettere le loro corone funebri sulla tomba di Mangano, è quello il “loro” eroe.
Spero che saremo in tanti, e tutti con una agenda rossa in mano per ricordare i misteri che ancora pesano su Via D’Amelio, i processi che vengono bloccati appena arrivano a toccare gli “intoccabili”, i mandanti di quelle stragi.
Da Via D’Amelio, con quell’agenda in mano, andremo al Castello Utveggio, il posto dal quale una mano, che non era la mano di una mafioso ma di chi con la mafia ha stretto un patto scellerato, ha inviato il comando che ha fatto a pezzi Paolo e la sua scorta.
Vi chiedo di dedicare un giorno della nostra vita a Paolo e i suoi ragazzi che hanno sacrificato la loro vita per noi.
Sarà il giorno di inizio della nostra RESISTENZA,
Una RESISTENZA che sarà fatta di azioni e non solo di parole,
Una RESISTENZA che ci farà riappropriare del nostro paese e del nostro futuro Salvatore Borsellino
In questa pagina terremmo costantemente aggiornato il programma delle iniziative per domenica 19 luglio 2009 e daremo tutta una serie di informazioni per chi sceglierà di partecipare con noi alle iniziative che si terranno in particolare a Palermo.

Programma preliminare delle iniziative a Palermo

Sabato 18 luglio

Ore 15:00 Raduno in via D´Amelio per la “marcia delle agende rosse” verso il castello Utveggio

Ore 19:30 Incontro alla Facoltà di Giurisprudenza, via Maqueda n°172, per un rinfresco offerto dal comitato cittadino “19 luglio 2009”

Ore 20.30
Dibattito “I mandanti impuniti” organizzato dalla rivista ANTIMAFIADuemila presso la Facoltà di Giurisprudenza

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Domenica 19 luglio

Ore 8:00 Presidio in via D´Amelio. Fino alle ore 16.40 interventi di giornalisti, associazioni e cittadini

Ore 16:55 Minuto di silenzio

Ore 17:00
Interventi di Giulio Cavalli e Marilena Monti

Ore 18:30 Partenza del corteo da via D´Amelio verso il quartiere Kalsa passando per i luoghi dov´è cresciuto Paolo Borsellino con arrivo a P.zza Magione

Ore 21.30 Esibizione in P.zza Magione di Giulio Cavalli

Lunedì 20 luglio

Ore 9:00 Presidio di solidarietà ai magistrati davanti al palazzo di giustizia


Manifestazione “Dov’è finita l’agenda rossa di Paolo Borsellino?” (19 luglio 2009)


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“Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri” (Paolo Borsellino).

Questo evento ha il fine di sollecitare i vertici dello Stato e “coloro che sanno ma non parlano simulando amnesie insensate” a scoprire il velo di mistero e di menzogne che avvolge le stragi del ‘92/’93.
L’ elemento centrale e probabile chiave di soluzione in riferimento alla famosa trattativa tra i nuovi referenti politici e Cosa Nostra è la scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino che portava sempre con sé e sottratta dalla sua borsa di cuoio il tragico pomeriggio del 19 luglio del 1992, tra le fiamme e lo sgomento dei palermitani.

Sono passati quasi 17 anni da quel giorno e la risposta dello Stato non è altro che un cumulo di lapidi, di vie intitolate a coloro che sono stati proclamati eroi solo dopo la morte e di corone di fiori.

Questo evento si pone innanzitutto un obiettivo concreto: una particolare manifestazione che si terrà il 19 luglio 2009.
Coloro che vi aderiranno scenderanno nelle strade alle ore 18:00 con un agenda rossa tra le mani e si dirigeranno verso il Palazzo di Giustizia delle rispettive città. L’evento principale avrà luogo a Palermo.
Con questo gesto si chiederà giustizia per i familiari delle vittime e per noi tutti cittadini italiani, da troppo tempo inermi e rassegnati dinnanzi ad una verità taciuta dai poteri forti, una verità che potrebbe restituirci quella dignità da troppo tempo negataci, quella fierezza di sentirsi italiani e soprattutto la possibilità di guardare l’immagine di quei volti onesti senza dover abbassare lo sguardo e poter dire “siete morti per noi ma ora quel grande debito lo abbiamo pagato gioiosamente, continuando la vostra opera”.

Vi chiediamo di partecipare se ci credete veramente, se siete stanchi di essere assorbiti dall’omertà e dall’indifferenza che prevalgono in Italia e se siete pronti a “sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

Noi ci CREDIAMO, come CREDIAMO CHE TUTTI INSIEME, UNITI PER LA STESSA RAGIONE, POSSIAMO COMBATTERE PER RESTITUIRE UN VOLTO NUOVO AL NOSTRO Paese.

La redazione di www.19luglio1992.com

Dopo l’assassinio mafioso di Giuseppe Fava, il 5 gennaio 1984, i redattori de I Si­ciliani scelsero di non sbandarsi, di te­nere aperto il giornale e di portare avanti per molti anni la cooperativa giornalisti­ca fon­data dal loro direttore, affrontando un tem­po di sacrifici durissimi in nome della lotta alla mafia e della libera informazio­ne. Anni di rischi personali, di sti­pendi (mai) pagati, di solitudine istitu­zionale (non una pagina di pubblici­tà per cinque anni!)
22 giugno 2009, di Redazione



Oggi, a un quarto di secolo dalla morte di Fava, alcuni di loro (Graziella Proto, Ele­na Brancati, Claudio Fava, Rosario Lanza e Lillo Venezia, membri allora del CdA della cooperativa) rischiano di per­dere le loro case per il puntiglio di una sentenza di fal­limento che si presenta – venticinque anni dopo – a reclamare il dovuto sui po­veri de­biti della cooperati­va. Il precetto di pignoramento è stato già no­tificato, senza curarsi d’attendere nemme­no la sentenza d’appello. Per pa­radosso, il creditore principale, l’Ircac, è un ente re­gionale disciolto da anni.

E’ chiaro che non si tratta di vicende perso­nali: la redazione de I Siciliani in que­gli anni rappresentò molto di più che se stes­sa, in un contesto estremamente dif­ficile e rischioso. Da soli, quei giovani giornalisti diedero voce udibile e forte alla Sicilia onesta, alle decine di migliaia di siciliani che non si rassegnavano a convivere con la mafia. Il loro torto fu quello di non dar spazio al dolore per la morte del direttore, di non chiudere il giornale, di non accetta­re facili e comodi ripieghi professionali ma di andare avanti. Quel torto di coerenza, per il tri­bunale fal­limentare vale oggi quasi cen­tomila euro, tra interessi, more e spese. Centomila euro che la giustizia catanese, con imbarazzan­te ostinazione, pretende adesso di incassa­re per mano degli uffi­ciali giudiziari.

Ci saranno momenti e luoghi per appro­fondire questa vicenda, per scrutarne ra­gioni e meccanismi che a noi sfuggono. Adesso c’è da salvare le nostre case: già pi­gnorate. Una di queste, per la cronaca, è quella in cui nacque Giuseppe Fava e che adesso, ereditata dai figli, è già finita sotto i sigilli. Un modo per affiancare al prezzo della morte anche quello della beffa. La Fondazione Giuseppe Fava ha aper­to un conto corrente (che trovate in bas­so) e una sottoscrizione: vi chiediamo di darci il vostro contribuito e di far girare questa ri­chiesta. Altrimenti sarà un’altra malinconi­ca vittoria della mafia su chi i mafiosi e i loro amici ha continuato a combatterli per un quarto di secolo.

Elena Brancati, Claudio Fava, Rosario Lanza, Graziella Proto, Lillo Venezia

I bonifici vanno fatti sul cc della “Fonda­zione Giuseppe Fava” Credito Siciliano, ag. di Cannizzaro, 95021 Acicastello (CT) iban: IT22A0301926122000000557524 causale di ogni bonifico: per “I Siciliani”

* * *

Scarica il manifesto/volantone A3. Ecco una versione leggera fatta per il web (scaricabile da: http://www.ucuntu.org/pdf/Appello_ISiciliani_A3_web.pdf); se volete stamparla e farla girare scaricate questa ad alta risoluzione http://www.ucuntu.org/pdf/Appello_ISiciliani_A3_hires.pdf

Via U Cuntu

Ha dichiarato di essere lesbica. Ha denunciato le discriminazioni subite. Ha sfilato al Gay Pride. Ora il questore di Padova vuole il suo licenziamento. Anticipazione dell’inchiesta dell’Espresso domani in edicola.

Il giorno prima aveva sfilato con altri 150 mila contro le discriminazioni sessuali al Gay Pride di Genova. Una volta ritornata a casa però ha trovato ad attenderla la lettera del suo “capo”, il questore di Padova, Luigi Savina, con cui si avvia la pratica della sua destituzione dalla Polizia. Luana Zanaga, 39 anni di Rovigo, in forza alla polizia patavina, nei mesi passati ha fatto coming out, rivelando pubblicamente la propria omosessualità. E da ottobre dello scorso anno, da quando ha reso pubblica la sua tendenza sessuale, per lei è cominciato un calvario. Dapprima è stata “processata” da una commissione di disciplina, che ha proposto di punirla con una sospensione dal servizio “fino a sei mesi”. Ma ora, forse, non farà nemmeno in tempo a scontare quella sanzione, perché è arrivata la nuova tegola: la destituzione. Che nei fatti significa licenziamento.

Il questore Savina nega che nel provvedimento si parli di licenziamento, ma non dice quale punizione intende infliggere all’agente Zanaga. Infatti con la lettera si è solo avviata la pratica di contestazione degli addebiti, mentre i provvedimenti adottati verranno resi noti solo successivamente. A parlare apertamente di destituzione è invece il funzionario incaricato di seguire il caso per conto del questore. E Savina infatti scrive che non è più sufficiente la sola “deplorazione” con la conseguente sospensione. D’altra parte in questi giorni Luana Zanaga si è anche sentita rivolgere l’accusa di essere pericolosa. Perché, come è scritto espressamente nella lettera del questore Savina, alla fine di maggio ha rilasciato delle dichiarazioni, senza autorizzazione a “L’espresso”, riportate nell’articolo “Agente gay a rapporto” e poi riprese dal sito Dagospia. Nell’articolo l’agente gay diceva di vivere in un ambiente omofobico, di aver subito il mobbing e di essere stata sottoposta a vessazioni. Come successe anni fa, quando la costrinsero ad andare dal medico per attestarne l’idoneità visto che era omosessuale. «Mi chiedevano se stavo bene con la mia omosessualità e io rispondevo che stavo benissimo», accennava nell’articolo.

Per il capo della Questura di Padova queste accuse sono fortemente denigratorie e portano discredito alla Polizia. Nessun cenno invece, nella lettera, agli altri giornali, riviste e tv che hanno riferito della poliziotta. O alla solidarietà manifestatale dal presidente della Camera, Gianfranco Fini. Pubblicazioni uscite nello stesso periodo e anche successivamente.

Più che per le dichiarazioni dell’agente Zanaga, viene il sospetto che l’infrazione più grave sia aver parlato con il nostro giornale. Invece di approfondire e verificare le accuse della poliziotta sull’ambiente omofobico, si preferisce rimuovere chi solleva dubbi e parla di discriminazioni. Nessuno, infatti, ha chiesto all’agente di portare le prove delle sue accuse. Una denuncia, la sua, circostanziata, precisa e grave, come nel caso dei due poliziotti che le scrissero che doveva «bruciare in un lager». Dunque non c’è stato accertamento della verità, ma è comunque in arrivo una punizione esemplare perché ha parlato.

Così Luana Zanaga rischia di veder svanire il sogno di una vita, cioè fare la gay_pridepoliziotta, solo perché difende e rivendica la propria sessualità

Via Rassegna Stanca

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